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Ho passato gli ultimi dieci anni a domandarmi perché non fossi ancora dirigente nonostante l’esperienza, i risultati e le competenze. Oggi sono l’amministratore di Spaziocuore, ho creato il servizio della “Governante condominiale” e siamo già anche a Roma! Insomma, h...


Cooperare, Condividere, Innovare, i tre pilastri per un rilancio dell'economia. Ne abbiamo parlato con Jacopo Fo Elisabetta Favale (co-founder Spaziocuore) intervista Jacopo Fo. 20 agosto 2013

2370 giorni

Quando io e Cristina, la mia socia, abbiamo deciso di dare a Spaziocuore la forma giuridica di cooperativa sociale di tipo A lo abbiamo fatto con un'idea precisa: puntare a sviluppare il capitale sociale inteso nel senso accademico del termine, capitale sociale = insieme di norme, valori, intese che consentono alle persone di cooperare per raggiungere obiettivi condivisi e per promuovere la fiducia reciproca. La fiducia è il principio base del nostro servizio di Governante/Tata/Badante condominiale. In una società in cui la fiducia nell'altro è più elevata è provato che si spende meno. A noi piace parlare di Economia del Noi, non vogliamo parlare di corporate ma di cooperate.

Detto ciò, per evitare di approfittare della generosità di Jacopo che mi ha regalato del tempo, ho voluto concentrarmi su pochissime domande che vanno proprio ad approfondire questi concetti.

Elisabetta:

Jacopo ti ringrazio per aver accettato di farti intervistare nonostante io non sia una giornalista, ero certa però che lo avresti fatto perchè sei Jacopo! la disponibilità è nel tuo Dna.

Jacopo:

ma figurati, nessun disturbo, chiedimi quello che voui.

Elisabetta:

Vorrei partire da Alcatraz che per me è, da sempre, un modello di comunità dove la condivisione è alla base di tutto. Quando nel lontano 1981 hai fondato  Alcatraz pensavi a questo?

Jacopo:

Sostanzialmente si. C'erano varie cose che volevamo fare sul piano dell'ecologia e la difesa del terriorio, sul piano del trasferimento delle informazioni, poi ci siamo accorti che un elemento che veniva fuori molto forte era che Alcatraz diventava, spontaneamente, un posto dove le persone riuscivano a costruire rapporti migliori, di rispetto. Il meccanismo dell'insegnamento dell'arte che noi abbiamo innescato è molto potente, è uno strumento di condivisione. Io credo che la collaborazione, la cooperazione sia più costruttiva della competizione. C'è poi anche il fatto che in qualche modo le persone che si assomigliano entrano in contatto, in questi anni Alcatraz è stato un posto dove tanta gente ha incontrato persone che la pensavano alla stessa maniera, sono nate aziende, collaborazioni, famiglie.

Elisabetta:

Da quando hai iniziato ad oggi il modello è rimasto lo stesso o hai dovuto modificare qualcosa, magari a scapito dell'idea iniziale?

Jacopo:

Abbiamo fatto una quantità esorbitante di errori, ma sostanzialmente quello che volevamo fare abbiamo continuato a volerlo fare. In aggiunta agli obiettivi iniziali, quello che si è affermato sempre più negli ultimi anni è stata la tendenza a fare di Alcatraz un centro di formazione e sperimentazione non solo di tecnologie alternative ma anche un luogo dove le persone si ritrovano per produrre insieme canzoni, spettacoli teatrali, scrivere libri, sta aumentando la componente delle produzioni culturali e la didattica, il come si fa questo o quello.

Elisabetta:

Sì, ho visto che il calendario corsi è sempre molto vario e l'approccio sempre molto innovativo. Come ti dicevo, io sto lanciando questo servizio di Governante/Tata/badante condominiale e molti pensano io sia una utopista perchè in Italia non siamo così solidali tra noi da voler dividere servizi come questi, mi incuriosisce sapere cosa ne pensi tu.

Jacopo:

Sicuramente credo sia una idea positiva perchè andare verso la condivisione è quello che sta succedendo!. Sempre più nel mondo sta passando il fatto che è più economico organizzarsi in maniera diversa, è più economica la logica del "tutti vincono insieme". Io credo che l'individualismo sia una delle più gravi malattie dei Paesi cosiddetti ricchi. Ho più volte verificato che nei Paesi del Terzo Mondo, non dappertutto certo, però in alcuni posti si, c'è una cultura della collettività fortissima, il Sudafrica per esempio, è riuscito a fare una rivoluzione senza massacri e stragi, pensiamo agli indigeni del Chiapas che hanno iniziato una società alternativa partendo dal "basso" con educazione, sanità, amministrazione autonome. La difficoltà è capire quanto sei in orario con un progetto, noi abbiamo scontato spesso il fatto di partire troppo prima com alcuni progetti. Abbiamo montato il primo impianto fotovoltaico nel 1981/1982, è stato un disastro! All'epoca la tecnoclogia non era ancora sufficientemente sviluppata, si è rivelato un danno economico (anche a causa di truffatori che abbiamo incontrato sulla nostra strada) ma l'idea era giusta! Bisogna fare progetti che ti consentano di sopravvivere fino a che i tempi non sono maturi per applicarli al 100%. Che si vada nella direzione che hai scelto tu è certo. Io vedo da 30 anni che le idee strane che hanno faticato a partire poi vengono comprese e si sviluppano in modo straordinario. La storia va avanti in maniera straordinaria, è piena di sorprese, devi capire in che direzione vanno le cose e diventare un precursore, la tua idea è ottima e devi riuscire a non soccombere prima di scoprire come va a finire.

Elisabetta:

Hai scritto su Il Fatto Quotidiano che le cooperative salveranno il mondo, stai organizzando un network etico di cooperative e associazioni, (Spaziocuore si è iscritta al network) qual'è l'obiettivo del network?

Jacopo:

In Italia c'è poca connessione tra la gente che fa cose alternative, abbiamo pensato che fosse interessante costruire un network per queste persone. La cooperazione sta già oggi dando risultati straordinari in tutti i settori operai che occupano le fabbriche e le autogestiscono, gruppi di acquisto, banche del tempo, sistemi di baratto via web, ecovillaggi, cohousing, auto condivise, asili nido autogestiti, gruppi di autoaiuto. Oggi la cooperazione lavorativa muove l'8% del PIL, ed è il settore produttivo che meno risente della crisi, sta addirittura assumendo. E' evidente che senza l'apporto essenziale del movimento cooperativo la crisi attuale sarebbe ben più disastrosa, ci sarebbero più italiani ridotti alla fame. Il movimento cooperativo sta iniziando a far capolino nella politica con la P maiuscola. A Messina, Renato Accoranti, un perfetto sconosciuto, ha sbaragliato il candidato PD. Dietro a questa vittoria c'è un gruppo di cooperative sociali e associazioni che sta facendo un lavoro veramente innovativo. Ad esempio, nel 2007 hanno capito che il finanziamento del fotovoltaico offriva una possibilità straordinaria. Si sono fatti affidare parecchi tetti da amministrazioni pubbliche ed enti vari e hanno costruito un sistema di impianti fotovoltaici che oggi fa incassare soldi anche per lo sviluppo di attività solidali. Cosa sarebbe successo se le migliaia di cooperative italiane avessero fatto lo stesso? Noi ad Alcatraz facciamo corsi per insegnare alle cooperative come si fa a chiedere e ottenere finanziamenti europei che sono più fruibili anche dal punto di vista burocratico. Ogni anno decine di milioni di euro rimangono inutilizzati. Siamo convinti della necessità di dover dare un contributo allo sviluppo della cooperazione. 

Elisabetta:

Jacopo, leggiamo dappertutto di economia dello sharing, io però ho l'impressione che se ne parli e se ne scriva per moda visto che nel concreto le persone appaiono disorientate di fronte all'argomento esposto in modo più teorico che pratico, tu che ne pensi?

Jacopo:

No, non è una moda, non credo se ne parli per moda, torniamo a quello che dicevamo all'inizio, penso che sia una cosa nuova e come tale impiega del tempo ad affermarsi ma è il futuro, è l'unica strada per l'occidente, l'unico modo per cambiare schema e struttura, per rilanciare l'economia che non può essere quella di prima, non c'è altra via d'uscita, o si capisce la necessità di lavorare e comprare in modo diverso o, se non si realizza un cambio di logica questa società non ce la farà.

Elisabetta:

Jacopo, quanto contribuisce la capacità di comunicazione nel successo di un progetto?

Jacopo:

E' fondamentale, oggi tutto si basa sulla capacità di comunicazione, il potere passa da lì. Noi stiamo cercando di proporre alle associazioni locali una diversa modalità di comunicazione. Il problema vero è che spesso non viene considerato il valore di un progetto, il suo valore tecnico ma si considera una dimesione secondaria, la comunicazione. C'è l'abitudine di non considerare le questioni tecniche come essenziali, accanto ad associazioni che hanno competenze strepitose, ve ne sono molte altre che hanno un enorme pressappochismo. La comunicazione è fondamentale ma anche questa va innovata.

Elisabetta:

Jacopo io ti ringrazio e ti lascio ai tuoi innumerevoli impegni.

Jacopo:

Grazie a te, teniamoci in contatto, vieni ad Alcatraz e partecipa alle iniziative del network etico.

Elisabetta:

Volentieri, a presto.

 

In realtà dopo questa conversazione ho avuto modo di confrontarmi con Gabriella che, con Jacopo, sta lavorando al progetto del Network Etico e insieme stiamo pensando a delle iniziative di formazione rivolte ai colleghi delle cooperative ma anche a percorsi formativi da offrire agli ospiti di Alcatraz. E' tutto work in progress! Pubblicheremo le news sui nostri siti appena avremo un calendario delle iniziative.

Elisabetta Favale