Gli Angeli di San Rocco

Associazione Culturale 
Iniziative pubbliche 
Casalmaggiore 
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Un apposito comitato, denominatosi “Gli Angeli di San Rocco” (che comprende l’Amministrazione Comunale di Casalmaggiore, la Pro Loco, la Parrocchia di Santo Stefano, la delegazione territoriale degli “Amici di Palazzo” Te di Mantova, il Lions Club Casalmaggiore, il Club Rotary Oglio Po e il Club Rotary Casalmaggiore-Viadana- Sabbioneta) si è costituito nella primavera del 2011 con la finalità di ideare iniziative a supporto dell’azione di recupero della chiesa e per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica circa lo stato di degrado di questa significativa testimonianza del patrimonio storico e religioso del nostro territorio.

Una iniziativa di:
 
 

Nascita dell'iniziativa
Gli Angeli di San Rocco Gli Angeli di San Rocco Gli Angeli di San Rocco Gli Angeli di San Rocco

La chiesa di San Rocco

Nel 1497 lo scoppio di una pestilenza fece più di 1000 vittime a Casalmaggiore: questo fatto rappresentò l’occasione per un voto a San Rocco, osservato dalla popolazione locale con la costruzione di una chiesa a lui dedicata in segno di devozione e di ringraziamento una volta cessato il pericolo.

La chiesa era già stata completata nel 1511 ma nel 1574 ne fu decisa la ricostruzione per ospitare la Confraternita del Santo Spirito: il nuovo edificio prevedeva una sola navata con tre cappelle laterali sui fianchi, la copertura a volta, altare maggiore e coro secondo i canoni architettonici del tardo Rinascimento.

Una radicale ristrutturazione in forme tardo-barocche fu avviata nei primi anni del Settecento in seguito ai gravi danni causati da una piena del Po, a questa fase risalgono i bellissimi angeli in stucco che ornano ancora l’arco presbiteriale. Nel XX secolo le conseguenze di un’altra piena (1951) sono all’origine dell’attuale stato di rudere della chiesa: in seguito ai danni provocati all’edificio in quella circostanza ne fu decisa la parziale demolizione, a cui ha fatto seguito un lungo periodo di totale abbandono delle parti rimaste intatte.

 

Note storico-architettoniche

Ciò che rimane oggi della Chiesa di S. Rocco è il prodotto, ovvero la fase ultima, di un processo storico-architettonico che ha origini molto antiche. 

Una fase particolarmente interessante riguarda la menzionata ricostruzione di fine Cinquecento, che andò ad occupare parte del muro perimetrale della fortificazione che proteggeva allora il centro abitato e parte della contigua fossa, una situazione che provocò subito seri problemi di stabilità alla chiesa che si stava edificando. 

Si pensò allora di realizzare un ambiente sobrio e robusto sotto la navata della chiesa in costruzione, che sopportasse efficacemente il peso della chiesa stessa e colmasse allo stesso tempo la depressione del terreno dovuta alla fossa, pareggiando così il dislivello e portando il pavimento della chiesa alla quota della strada. Questo spazio inferiore, che aveva quindi stesse dimensioni della chiesa soprastante, fu dedicato a San Giuseppe: in questo modo l’edificio, completato nel 1588, veniva ad essere formato di fatto da due chiese autonome e sovrapposte, collegate da due scale posizionate alle due estremità laterali.

Il declino inizia con il periodo napoleonico a cui segue un lungo periodo di chiusura al culto: la mancanza di regolare manutenzione della chiesa aggrava progressivamente la situazione fino a che, dopo i danni causati dalla piena del 1951, se ne decide lo smantellamento.

Della struttura architettonica originale si è salvata la parte absidale, che versa oggi in grave stato di degrado, nella quale sono conservati affreschi di discreta fattura riconducibili al pittore parmense Paolo Ferrari (1760 circa) anch’essi purtroppo in precario stato di conservazione.

 

Come “salvare San Rocco”? : riflessioni e ipotesi per un possibile intervento di recupero

di Marco Orlandi

Essendo improponibile un rifacimento delle strutture murarie andate distrutte, per via degli alti costi e per il fatto che si produrrebbe un discutibile quanto inutile falso storico, l’ipotesi di un recupero dovrebbe, a mio avviso, basarsi essenzialmente sulla conservazione di quanto è arrivato fino ai giorni nostri e quindi sulla valenza di “rudere” che contraddistingue ormai la chiesa di San Rocco nella coscienza della cittadinanza.

Bloccare quanto possibile lo stato di avanzamento del degrado consolidando adeguatamente le strutture ancora esistenti, intervenire con azioni di restauro puramente conservativo sugli intonaci e sulla superficie dipinta dell’interno (si valuterà in un secondo tempo l’opportunità o meno di un’integrazione pittorica degli affreschi danneggiati), ripristinare l’agibilità dell’ambiente per ospitare attività o “locali di servizio” funzionali al nuovo utilizzo del complesso.

     
 

Recuperata la stabilità del “rudere” si può pensare allora di utilizzarlo come fondale scenografico per allestire uno spazio pubblico destinato ad attività all’aperto (concerti, rappresentazioni teatrali, cinema all’aperto), sfruttando quindi la superficie dell’antica navata come spazio riservato al pubblico (ricorrendo ad una opportuna pavimentazione o anche ad un semplice prato erboso) dotato di posti a sedere realizzati in materiale metallico, smontabili e rimovibili a seconda delle necessità contingenti e in relazione al carattere di impiego stagionale di questo spazio pubblico.

 

Si realizzerebbe in questo modo un luogo di grande suggestione (valorizzato anche da un’opportuna illuminazione della facciata tardobarocca dell’edificio), intervenendo in misura minima nel contesto ambientale a disposizione e recuperando quindi l’idea romantica di “rudere” in funzione di un doveroso progetto di conservazione di un patrimonio storico cittadino che versa ormai da molti anni in stato di grave degrado.

Si concretizzerebbe allora (e in tempi relativamente ridotti, presumo), oltre che questo discorso di recupero di un bene che la cittadinanza sente in modo particolare, anche la realizzazione di uno spazio culturale alternativo, dai costi di gestione probabilmente contenuti (il funzionamento è limitato grossomodo alle ore serali dei mesi estivi), ma soprattutto caratterizzato da un allestimento minimale e non invasivo, proprio perché non interviene né sulle strutture originali né sull’immagine attuale del complesso ma mette in pratica una soluzione reversibile che permette di tornare in ogni momento alla situazione di partenza.

 

Un riferimento che ritengo significativo è quello delle antiche rovine delle Terme di Caracalla a Roma, utilizzate oggi come luogo destinato alle manifestazioni di musica lirica, dove alla nobiltà del contesto si aggiunge la grande suggestione visiva delle antiche architetture abilmente illuminate.

 

Uno studio successivo e più approfondito sulle strutture sotterranee (tuttora non indagate, non rilevate e inaccessibili) potrebbe poi consentire un ampliamento dell’ipotesi di recupero dell’intero complesso, individuando funzioni e modalità di impiego degli spazi eventualmente recuperabili per ulteriori attività indicate dall’Amministrazione Comunale, preferibilmente legate al funzionamento degli spazi superiori e al contesto del complesso architettonico in prossimità del corso del fiume.

 

 

TODAY: 10-04-2020

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recensione:    
 
 
2014-05-02
Giovanna Dirio

Giovanna Dirio

Il valore di questi posti penso stia appunto nei ricordi che evocano e nelle testimonianze e tradizioni che trasmettono..



 
 
2014-04-30
GIANLUCA ROSEGHINI

GIANLUCA ROSEGHINI

A vedere questa foto ed a leggere la sua storia, mi viene quasi la pelle d'oca... e poi, quanti ricordi: quando ero alle elementari andavamo sempre a vedere il Po dalla scalinata li a fianco e già San Rocco era abbandonata, avvolta nei suoi misteri, passaggi segreti, tesori. Alcuni "audaci" ci raccontavano delle "catacombe", cunicoli, segrete...



 
 
2014-04-28
 
Nuovo aggiornamento dell'iniziativa
2174 giorni
Gli Angeli di San Rocco
di Ezio Capelli
Terza Puntata.

Esisteva, precedentemente a questa, un'altra chiesa dedicata allo stesso Santo, edificata nel 1478, in una zona che attualmente si estenderebbe fra l'isola e l'argine maestro, ove era anche una parte della città. Gli storici confermano l'esistenza di una bella piazza, detta del mercato, antistante la chiesa, delimitata da due file di portici ai lati e da un'altra fila comprendente il pronao della stessa chiesa. Non si hanno notizie sicure della esistenza di argini a difesa della città, anche perché il Po, a quei tempi, aveva un alveo molto più profondo e vasto, spostato verso la sponda parmense.
La furia delle acque del Po in piena distrusse la chiesa e le case vicine, modificando anche parte del suo corso.
 
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Gli Angeli di San Rocco
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2014-03-26
Ferrari Alberto

Ferrari Alberto




 
 
2014-03-24
Barbara Lolli

Barbara Lolli

Buongiorno, sono laureata in psicologia clinica e di comunità, ho esperienza decennale nel campo delle dipendenze patologiche ( tossicodipendenze, alcool dipendenze, gioco d azzardo). Fino a settembre 2013 ho lavorato per una cooperativa sociale di Bologna anche nel settore emarginazione sociale e buone povertà. Purtroppo ho perso il lavoro e da allora ho assiduamente cercato una nuova occupazione ma come ben si sa e alquanto difficile di questi tempi. Mi chiedevo se da voi vi è possibilità di una collaborazione. Il mio n di cell 3420041408 o la mia e-mail lollibarbara@gmail.com. sperando in un vostro gentile riscontro vi invio i miei più cordiali saluti. Barbara lolli



 
 
2014-03-15
 
Nuovo aggiornamento dell'iniziativa
2217 giorni
Gli Angeli di San Rocco
di Ezio Capelli
Seconda Puntata.

La Chiesa, in breve tempo, si riempiva di donne di ogni età e di molti giovani. Giungeva con passo affrettato Don Cesare Sermide, mentre il sagrista, tirando la corda della campanella situata a destra dell'altare maggiore, dava il segnale dell'inizio del rosario, scandito dalla voce roca, quasi maschile, della immancabile vecchia “Zizén”, vestita regolarmente di nero, con il volto buono avvolto in uno scialle e con le mani nodose un po' tremanti, ma sicure nello sgranare il rosario.
 
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Gli Angeli di San Rocco
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2014-02-20
Ferrari Alberto

Ferrari Alberto

Ferrari Alberto

Ferrari Alberto

Ferrari Alberto

Ferrari Alberto




 
 
2014-02-19
Marco Orlandi

Marco Orlandi

Questo racconto è particolarmente interessante, in questo momento, perché si inserisce in una discussione sulla Casalmaggiore di una volta che sembra appassionare molto i cittadini di Casalmaggiore. Ascoltare il racconto di bambino di quel tempo è utile e toccante, e forse serve a dare qualche risposta attendibile a quelle domande che ogni tanto qualcuno si chiede.. magari rispolverando vecchie e improbabili leggende o romantiche storie di avventure e di mistero.. Attendiamo il seguito, Daniele!
Daniele Pisano

Daniele Pisano

Fulgenzio Carra

Fulgenzio Carra

a quando la prossima puntata ?



 
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